Dave
Gennaio 11, 2009, 3:34 pm
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E’ arrivato senza gamba. Con pazienza l’ha acquistata. Insieme al suo cappello nero a tesa larghissima. Con una buffa maniglia. Ha patito buddisticamente le insinuazioni su una sua presunta incapacità a svolgere il suo ruolo. Saltellando è arrivato al suo posto di lavoro. Ha dimostrato di saper frenare. Di essere in grado di alzarsi e di abbassarsi con rapidità. E’ un po’ freddo, ma non è un gran difetto. Lei l’ha promosso a pieni voti. Evviva.



Silenzio
Gennaio 10, 2009, 12:21 am
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Mesi di silenzio. Non c’è un vero perché. Ma ci sono tanti finti perché.



Note di notte
Agosto 10, 2008, 12:50 am
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Tears don’t leave any scars.
E le cose che vuoi ricordare. E quelle che vuoi dimenticare.
Non è facile decidere. Tantomeno scindere. Dolore e piacere si confondono. Accade che coincidono perfettamente. Una sovrapposizione perfetta e totale. Un pungente momento di estasi. Vertigine e tremito. E poi un vuoto. Da guardare. Da misurare. Senza muoversi. Per non cadere.



Lui se ne va
Agosto 8, 2008, 12:07 am
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Se ne va come un principe esotico. Passa per le strade del paese nel crepuscolo estivo. La sua carrozza è di rete marrone. Se ne va tra gli occhi spalancati dei bimbi e le voci delle mamme. “Ha gli  occhi da pantera!” “Com’è bello e che grande!” “Che Nerone!”. Con quel piglio imperiale. Se ne va. Orgoglioso e altero, come si conviene al suo rango. Non tradisce il male che lo riempie. Fulmina chi osa guardarlo troppo. Se ne va. E si porta via milioni delle nostre ore, migliaia delle nostre risate, centinaia delle nostre carezze, decine dei nostri gomitoli e tutto il nostro cuore.



Alisye
Agosto 5, 2008, 10:06 pm
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Si era scelta una testa di capelli rossi. Lunghi. Una passione da sempre. Forse perché suo padre quand’era piccola le diceva che, al contrario di quel che dicono leggende e proverbi, i rossi erano più belli. Non avendo nessuno di quel colore in famiglia e tra gli amici, questa caratteristica era diventata un desiderio.Svegliarsi con i capelli rossi. No tingerli, quello no. Troppo facile la passata di henné. Li voleva rossi naturali. Oltrepassando il cancello lasciava di là una bionda qualunque. E non solo. Aveva scaricato anche l’obbligo di essere “fine”, che la ossessionava fin da quando partivano i ricordi. Basta con il trucco leggero, gli accessori coordinati e la tinta unita. Stop al terrore di essere volgare. Ecchecazzo. Ora cambiava tutto.



L’arte della gioia
Agosto 3, 2008, 10:05 pm
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Coraggiosa Goliarda, con quegli occhi vivaci e profondi. In L’arte della gioia azzarda amori femminili tanto naturali da far pensar che quella sia la natura delle cose. Storie lesbiche sorte perchè così volevano i costumi del tempo in cui è ambientato il romanzo.  Donne con donne. E allora? Pare dire Goliarda. Così è la vita potrebbe essere il sottotolo del lunghissimo racconto. Ad ogni momento della vita il suo amore. Di che sesso? Indifferente. Basta che sia amore. Senza nulla togliere all’eterosessualità del mondo siciliano dell’inizio secolo scorso, Goliarda crea le sue femmine ben caratterizzate. E personaggi maschili forti. Un po’ guardiacaccia di Hardy, un po’ principi di Salina. E amori carnali profondi. Inno alla libertà dell’individuo, da tutti i punti di vista. Rasserenante.



Musica
Agosto 3, 2008, 3:38 pm
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La musica. Potenza della musica. Si può dimenticare la forza di una melodia. Lo splendore di un pianoforte capita che rimanga nascosto. Celato dagli echi di un successo che ottiene l’effetto di fartelo snobbare. Poi una mattina un amico inonda la casa di quel riverbero metallico. Una cascata di suoni allegri, ora pomposi ora pimpanti. Contemporanei senza stridore. Sanza clang, senza iiihhh. Attuali e ricchi di storia. E ti arriva il cd insieme alla colazione. Ti cambia l’aria nei giorni che seguono. Allontana il calore, lo mescola e lo rinfresca. E ti riporge una brezza leggera. Una cascata di riccioli a cavatappo e un oceano scintillante di tasti.



Scrivere
Agosto 2, 2008, 4:07 pm
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Ci sono momenti nella vita in cui l’unica cosa da fare è scrivere.Non c’è altra uscita. Non ci sono altre soluzioni. Solo il trasferimento dalla mente al pixel sembra funzionare come anestetico.
Scrivere. Per chi? Perché? Come? Di cosa? Le risposte non vengono facili. Ma ad un certo punto si sente questa necessità. Io perlomeno la sento. E’ come se ci fosse una montagna di parole. Che ostruisce il respiro. Per poter respirare è necessario abbatterla, o comunque decostruirla. Sasso dopo sasso. E trovare una via d’uscita. Una fuga verso il mare, l’orizzonte.