Coraggiosa Goliarda, con quegli occhi vivaci e profondi. In L’arte della gioia azzarda amori femminili tanto naturali da far pensar che quella sia la natura delle cose. Storie lesbiche sorte perchè così volevano i costumi del tempo in cui è ambientato il romanzo. Donne con donne. E allora? Pare dire Goliarda. Così è la vita potrebbe essere il sottotolo del lunghissimo racconto. Ad ogni momento della vita il suo amore. Di che sesso? Indifferente. Basta che sia amore. Senza nulla togliere all’eterosessualità del mondo siciliano dell’inizio secolo scorso, Goliarda crea le sue femmine ben caratterizzate. E personaggi maschili forti. Un po’ guardiacaccia di Hardy, un po’ principi di Salina. E amori carnali profondi. Inno alla libertà dell’individuo, da tutti i punti di vista. Rasserenante.
La musica. Potenza della musica. Si può dimenticare la forza di una melodia. Lo splendore di un pianoforte capita che rimanga nascosto. Celato dagli echi di un successo che ottiene l’effetto di fartelo snobbare. Poi una mattina un amico inonda la casa di quel riverbero metallico. Una cascata di suoni allegri, ora pomposi ora pimpanti. Contemporanei senza stridore. Sanza clang, senza iiihhh. Attuali e ricchi di storia. E ti arriva il cd insieme alla colazione. Ti cambia l’aria nei giorni che seguono. Allontana il calore, lo mescola e lo rinfresca. E ti riporge una brezza leggera. Una cascata di riccioli a cavatappo e un oceano scintillante di tasti.